Luglio 18, 2008 a 9:58 am (Technology)
Tags: ard, editoria, germania, internet, Italia, linkedin, media, mediaset, NY Times, rai, rete, sky, televisione, tv, web, web 2.0, zdf
Un articolo letto ieri sera sul corriere on-line e riguardante una lotta aperta in Germania tra le reti televisive pubbliche (ARD, ZDF) ed editori minori della carta stampata mi stà facendo riflettere sulla situazione italiana in materia. I vicini teutonici si stanno dando battaglia sul campo di Internet in quanto quella che si definisce “la stampa libera ed indipendente del paese” si sente attaccata dallo strapotere dei due canali televisivi principali. Lo scorso 12 giugno, i länder federali avevano deciso, in un progetto di nuovo contratto tv, che Ard e Zdf potevano pubblicare sui loro siti web solo notizie già date nel corso dei programmi televisivi. Tenete presente che ARD e ZDF sono reti pubbliche per cui i cittadini tedeschi pagano il canone. Ora, il gruppo di editori chiede che le due reti indichino per ogni notizia online la data e il programma nei quali è stata trasmessa in televisione la prima volta. E che questi articoli e video non rimangano nei loro siti più di una settimana. Vi renderete da soli conto che non si stà andando per il sottile ma la cosa che più mi irrita quale italiano e che mentre in Germania si discute di sulla base di leggi già emanate e di nuove regole per il web in Italia siamo invece ancora al medio evo della comunicazione. Senza voler parlare dell’enorme conflitto di interessi che ci impedisce di avere (unico paese in europa) dei codici condivisi riguardo ad esempio alla tutela dei minori sul web (questo anche grazie ai cartelli formati da Telco&Media che appena ne sentono parlare cercano in tutti i modi di bloccare il processo legislativo), in Italia mancano gli editori liberi. E soprattutto mancano gli editori liberi che stanno provando ad investire sul web. Apparte i soliti gruppi noti a tutti chi oggi potrebbe mettersi contro lo strapotere della Rai? Mettiamoci dentro anche Sky e Mediaset ed il gioco è fatto. Gli italiani pagano il canone a RAI e pagano tutta l’editoria italiana (comprese Mediaset e Sky) attraverso contributi che lo stato elargisce a questi soggetti. Per tornare al nostro caso se le maggiori testate giornalistiche e linee editoriali sono nelle mani della stessa persona che guida il governo del paese chi farà valere il diritto dei piccoli editori e dei cittadini ad una informazione aperta e libera su internet? Possiamo affidarci sempre ai soliti Grillo&Travaglio, ottime persone per carità, ma che non hanno il potere di condizionare le potentissime lobbies italiane? Ecco, quello che in Germania oggi è realtà in Italia sembra essere uno di quei discorsi che di solito terminano con un “e che ce vuoi ffà…và così…”. Che tristezza…però pacatamente, serenamente….
Ma per concludere sapete qual’è il vero motivo per cui l’editoria si sente minacciata? Perchè non ha ancora trovato un modello di business vincente per Internet! Le vendite delle copie cartacee dei quotidiani, mensili, settimanali è in caduta libera mentre crescono gli accessi on-line, ma gli editori non sanno come monetizzare questi utenti che preferiscono leggere le notizie in tempo reale durante l’intero arco della giornata! Non voglio mashuppare troppo gli argomenti, difatti al tema dei nuovi modelli di business per la carta stampata dedicherò un post ad hoc, ma iniziative come quelle del NY Times sono sicuramente una delle strade da percorrere.
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Gennaio 6, 2008 a 11:22 pm (Kaos)
Tags: calderoli, camorra, discarica, Italia, linkedin, Napoli, Pianura, spazzatura, teste matte, ultras
Volevo porre alla Vostra attenzione quanto stà accadendo in queste ore a Pianura, quartiere della periferia Ovest di Napoli. Io a Pianura ci sono nato e ci ho vissuto fino alla tenera età di 27 anni. Ancora oggi lì vivono i miei genitori e due miei fratelli con le loro rispettive famiglie. E’ proprio da casa dei miei genitori che vi stò scrivendo. Pianura sorge all’interno di uno dei tanti vulcani spenti dell’area flegrea ed è circondata da verdeggianti alture. Per la fertilità delle sue terre pianeggianti fu sin dall’epoca romana demandato a feudo imperiale. Per la sua vicinanza a Pozzuoli e Baia le sue campagne erano spesso meta dei nobili dove venivano organizzate grandi battute di caccia soprattutto nel parco degli Astroni dove non era difficile incrociare volpi e cinghiali ed osservare nel loro stupendo volo i falchi pellegrini. Fino ai primi del novecento Pianura continuò ad essere un tranquillo centro agricolo di poche migliaia di abitanti, tra cui i miei nonni materni, gente lavoratrice e di poche pretese, poveri ma felici. Nel 1926 Pianura, fino ad allora indipendente, entrò a far parte del comune di Napoli. La moderna Pianura si iniziò a sviluppare verso la metà degli anni ‘50. Una prima ondata migratoria verso il quartiere ci fù negli anni ‘60 in concomitanza con il boom delle acciaierie Italsider di Bagnoli da lì poco lontana. Pianura divenne così meta abitativa di tante famiglie di onesti operai provenienti da tutta la città. Negli anni seguenti una manica di improvvisati costruttori edilizi, fiutato l’affare del mattone, iniziarono a costruire in maniera selvaggia ed abusiva. Nel giro di pochi anni, grazie agli investimenti del “sistema” ed alla connivenza di panciuti politici (che neanche a dirlo spesso erano gli stessi costruttori senza scrupoli) Pianura divenne un enorme agglomerato di casermoni di 7-8 piani costruiti senza alcun standard abitativo e senza alcun piano regolatore. Oramai chiunque avesse qualche metro di terreno e qualche spicciolo a disposizione tirava sù nel giro di pochi giorni un fabbricato, senza avere alcuna licenza, senza nessun controllo e senza nessun tipo di opposizione da parte dello Stato o di chicchesia. Il meccanismo era semplice: visto che spesso non c’erano i soldi per pagare i maestri muratori (architetti e geometri neanche a parlarne) ad ognuno di loro a fine lavori veniva dato in cambio un appartamento . In pochi anni semplici idraulici, elettricisti, muratori divennero proprietari di numerosi immobili. Agli inizi degli anni ‘80 non era inusuale vedere circolare a Pianura Porsche e Ferrari, anzi. Mio malgrado mi ritrovai a studiare il mio quartiere durante l’università sui testi di urbanistica, Pianura veniva citata come quartiere d’europa con la più alta densità di costruzioni abusive: l’89% del totale. Agli inizi degli anni ‘90 Pianura si ritrovò dai 10.000 abitanti degli anni 50, ad essere il quartiere più popoloso di Napoli con circa 100.000 abitanti. La seconda mazzata per il quartiere arrivò col terremoto del 1981. Il sito indicato dove costruire i famosi “villaggi terremotati” fu proprio Pianura. Migliaia di sfollati del centro storico di Napoli furono trasferiti nel già disastrato quartiere. Arrivò di tutto. La microdelinquenza in poco tempo prese il sopravvento, nuovi clan di cani sciolti nascevano e morivano mescolandosi con le “famiglie” da sempre predominanti sul territorio. Restarono a terra decine di giovani vite tra le quali quelle di due ragazzi innocenti rei solo di essersi fermati a fare quattro chiacchiere sotto casa di un boss nel mirino del clan rivale. Arriviamo alla spazzatura: la discarica dei “Pisani”, frazione di Pianura, fino al 1994 è stata lo sversatoio della monnezza di tutta Europa. I casi di tumore qui sono dell’80% più alti rispetto al resto d’Italia. A 10 anni mio fratello ha perso il suo migliore amico per leucemia. Non lo dimenticherò mai. Sono tantissime le persone che ho visto ammalarsi e morire in questa terra. Da un giorno all’altro. Cancri al fegato, alla tiroide, al pancreas. Quando da ragazzino passavo in auto con i miei dinanzi alla discarica dei Pisani i miasmi ci bruciavano gli occhi e la gola. Lì la gente ci vive. Nel ‘94 Bassolino decise di chiudere questa vergogna perchè non era più possibile coprire la società che la gestiva. Non c’erano infiltrazioni della camorra: la discarica era della camorra. Oggi Bassolino dice che quella stessa discarica và riaperta. La società che la gestisce è ancora lì in prima fila. In 14 anni a Napoli si sono succeduti 6 commissari straordinari per i rifiuti. Siamo in emergenza da 14 anni. In emergenza si mangia meglio, e di più. In 14 anni sono arrivati a Napoli per “l’emergenza rifiuti” decine di miliardi di euro. Nulla è stato fatto. Questa volta la popolazione non c’entra. Ho la mia opinione ma voglio solo commentare i fatti. Per chi vuole approfondire Vi rimando a quest’articolo di un fratello che soffre come tutti noi vedendo queste terre martoriate: Roberto Saviano, vi spiega perfettamente il business della munnezza. Mio padre adesso è sceso per partecipare alla marcia pacifica. Pianura non ha un cinema, non ha un teatro, non ha una scuola superiore, non ha un centro giovanile, non ha una strada senza buche. A Pianura ho perso amici e giovinezza. Della mia scuola media, di quelli licenziati nell’84 con me ci siamo laureati in 7. Eravamo 400 ragazzi. A Pianura ho perso molti amici che hanno imboccato strade sbagliate. Pianura io la chiamavo Lowland, in inglese, volevo darle un taglio esotico per addolcire in qualche modo la durezza di questa terra dove vivevo. Io devo solo ringraziare la mia famiglia che con sacrifici enormi ha permesso che il primo figlio di quattro potesse continuare gli studi. Nonostante tutto se oggi sono quello che sono lo devo anche alla fortuna perchè mi sarei potuto perdere in ogni caso. Oggi Pianura è una polveriera pronta ad esplodere. La violenza la si respira nell’aria tutti i giorni. Da molti anni. Credo che non sia molto differente da quella che si respira nelle banlieus parigine. La rabbia è tanta, tantissima. Spesso viene strumentalizzata da gruppi di estremisti, le tristemente famose “teste matte”, teppisti che si definiscono ultras che qui hanno il loro covo principale. In questi giorni si mettono in mostra contro lo stato per farsi notare agli occhi degli osservatori del “sistema” pronti ad ingaggiare le giovani promesse. A Calderoli che oggi dice “Napoli non è Italia” non vorrei rispondere. Vorrei consigliargli solo di leggere “Gomorra”, il libro di Saviano. E cercare di capire tutti insieme perchè questo stà accadendo oggi in Italia. E cercare una volta tanto di stringerci in un grande abbraccio intorno a questa gente che soffre e muore anche grazie ai rifiuti del Nord sversati per 20 anni nella discarica di Pianura. Perchè i prezzi offerti dalla camorra per lo smaltimento dei rifiuti erano concorrenziali rispetto a quelli del mercato ufficiale. E tanti bergamaschi, bresciani, milanesi, da ottimi imprenditori quali sono, non hanno avuto scrupoli a mandarli qui. La stessa mancanza di scrupoli che caratterizza i mafiosi ed i camorristi di queste terre. Forse Napoli non è Italia ma secondo il mio modesto parere oggi l’Italia non può essere considerato un paese dell’Europa Occidentale. Rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di migliorarlo tutti insieme.
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