Sono rimasto profondamente colpito da un articolo appena letto sul Corriere della Sera, sia per la gravità della notizia riportata (l’assassinio di un assessore comunale del PD) sia per come il giornalista chiude l’articolo con considerazioni annesse. Praticamente l’ultimo capoverso del pezzo (che si riferisce al politico barbaramente ucciso in un agguato) dice:
“Su Facebook – Il suo profilo è sul social network con 262 amici, tra cui colleghi di partito come il sindaco Cuomo, Diego Belliazzi, Leonardo Impegno, l’ex ministro Luigi Nicolais e Riccardo Villari. Era fan di Giovanni Paolo II e di Berlusconi e Brunetta, insolito per un politico del Pd”.
Considerazione: quanto la vita di un uomo può essere seriamente misurata dal suo profilo su un social network? E’ così stramaledettamente difficile distinguere tra identità reale e identità virtuale?Risposta: immagino proprio di si. Stiamo andando di corsa verso il web umanizzato e la cosa francamente mi terrorizza. Dopo aver compiuto errori enormi col mezzo televisivo facendolo assurgere a specchio ultradimensionale dove la realtà è diventata tragicamente spettacolo ho paura che lo stesso stia accadendo con il web.
Intanto per evitare scenate di gelosia e conti da pagare post-mortem inizio a preparare oltre al testamento reale anche quello virtuale dove citerò in entrambi a parti inverse la seguente clausola:
Io Eduardo Rispoli a EduardoR non l’ho mai conosciuto e non so chi sia.